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ad es. procure

Si presenta talora la necessità di utilizzare od allegare, al fine della formazione di un atto pubblico in Italia, atti e documenti formati in Paesi esteri; ciò avviene spesso, ad esempio, in caso di procure ricevute od autenticate all’estero.

In tali casi, per produrre validamente effetti nel nostro ordinamento è necessario che l’atto straniero possieda alcuni requisiti.

In primo luogo, affinché un atto estero abbia effetto anche in Italia, questo deve essere preventivamente depositato presso un Notaio italiano od un Archivio Notarile; da notare, tuttavia, che l’allegazione dell'atto estero in un atto di notaio italiano equivale e sostituisce il deposito suddetto ex art. 106 Legge Notarile (dunque per utilizzare una procura formata all'estero è sufficiente la sua allegazione nel medesimo atto in cui si utilizza la procura in questione, senza preventivo deposito).

Vi è poi da operare una distinzione, a seconda delle Autorità che al di fuori del nostro Paese sono legittimate a formare atti potenzialmente validi ed efficaci anche in Italia:

1) Vi sono intanto gli atti ricevuti dal Consolato italiano all'estero, in relazione ai quali è previsto che il Capo dell'ufficio consolare eserciti, nei confronti dei cittadini italiani presenti su quel determinato territorio estero, le funzioni di Notaio; pertanto, le firme apposte dall'autorità consolare su atti da valere in Italia non sono soggette a legalizzazione, e non vi è in tal caso necessità di ricorrere a formalità ulteriori ai fini dell’efficacia dell’atto in anche in Italia.

2) Può poi trattarsi di atto formato da parte di un pubblico ufficiale straniero; in questo caso, affinché l'atto abbia effetto anche in Italia, è necessario in via alternativa che:

2A) l'atto sia legalizzato ai sensi del D.P.R. 445/2000 e debitamente tradotto; in particolare, l'art. 33 comma 2 di detto D.P.R. impone che "le firme sugli atti e documenti formati all'estero da autorità estere e da valere nello Stato (italiano) sono legalizzate dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane all'estero". All'atto in questione (formato come detto all’estero) deve inoltre essere allegata una traduzione in lingua italiana, certificata conforme nel testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica ovvero da un traduttore ufficiale;

2B) l'atto straniero sia munito della formalità della c.d. "apostille" (solitamente apposta alla fine dell'atto mediante timbro, da parte di autorità dello Stato estero in questione), ai sensi della Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961; tale possibilità è tuttavia limitata ai soli Paesi firmatari della Convenzione predetta. Sarà poi necessario che l'atto e la stessa apostille siano debitamente tradotti in italiano;

2C) l'atto sia soltanto tradotto in italiano, senza alcuna formalità ulteriore, nel caso in cui l’atto medesimo sia stato formato da autorità appartenente a Paese dell'Unione Europea che abbia sottoscritto la Convenzione di Bruxelles del 25 maggio 1987, oppure qualora l'Italia ed il Paese estero in questione abbiano sottoscritto un accordo bilaterale (convenzione) in tal senso.            

 

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